martedì 3 novembre 2009

Australia alza ancora i tassi, la decisione rafforza il dollaro locale


La Banca centrale australiana ha alzato i tassi di interesse, per la seconda volta dal 6 ottobre scorso, di 25 punti base portandoli al 3,5%. Il governatore dell'istituto, Glenn Stevens, ha spiegato che la decisione è stata presa alla luce della forte crescita in Cina e delle previsioni migliori del previsto in Asia.

L'Australia è stata il primo paese del G20 ad alzare i tassi dopo lo scoppio della crisi finanziaria. Non sono previsti al momento altri ritocchi a dicembre. Il governatore ha inoltre segnalato che l'economia globale ha ricominciato a crescere. L'inflazione core nel Paese continuerà a rallentare nel breve termine, ma non scenderà come atteso in precedenza.

Il rialzo di oggi, quindi, manterrà i prezzi al consumo consistenti con una stabilità di medio periodo. Per quanto riguarda la disoccupazione, Stevens ha dichiarato che ci sono iniziali segnali di miglioramento e che toccherà il picco ad un livello inferiore a quello precedentemente stimato.

Nonostante il calo del dollaro australiano sul biglietto verde in seguito alla decisione della Banca centrale di alzare i tassi di interesse di 25 punti base, in linea alle attese di mercato, la seconda stretta monetaria in due mesi "sarà positiva per la valuta australiana", commenta Paul Brennan di Citigroup. Il restringimento dello spread tra l'Australia, la sola ad aver iniziato una manovra di rialzo dei tassi, farà bene al dollaro locale rispetto alle altre grandi valute.

Alla luce degli ultimi indicatori macro migliori delle attese, i mercati finanziari prevedevano un intervento sui tassi, che potrebbero tornare a superare il 4% da qui a un anno. Alla Borsa di Sydney l'indice S&P/Asx 200 ha chiuso in calo dello 0,2%.
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In arrivo il soldato del futuro, occhio a Finmeccanica ed Eurotech


Finmeccanica segue il mercato e perde l'1,72% a 11,44 euro, anche in scia alla notizia che sembra svanita l'opportunità per Ansaldo Breda in Usa. Secondo MF, infatti, la trattativa della controllata con la Metropolitan Transportation Authority di Los Angeles sarebbe saltata per divergenze a livello contrattuale.

Se confermata, la notizia sarebbe negativa vista l'entità della commessa (300 milioni di dollari) per l'asset più problematico del gruppo che da anni cerca di migliorare l'obiettivo di break-even a livello operativo e che oggi vale l'1% della somma delle parti di Finmeccanica calcolata dagli analisti. "Se la notizia verrà confermata avrà un impatto negativo sui conti di Finmeccanica", affermano a Mediobanca, mantenendo comunque outperform e un target a 14 euro sul titolo.

A una cattiva notizia ne potrebbe però seguire una buona perché sarebbe in dirittura d'arrivo l'assegnazione di un ordine per lo sviluppo del soldato del futuro. L'ammontare totale sarebbe di circa 650 milioni di euro, in buona parte diretto a Finmeccanica per questo progetto che verrebbe sviluppato entro i prossimi 4 anni.

Secondo fonti industriali, la trattativa è in fase di contrattualizzazione. L'impatto per Finmeccanica è comunque limitato. Ipotizzando che almeno il 50% dell'ammontare sia di sua competenza, l'impatto quantitativo non è rilevante, almeno lo 0,7% del portafoglio ordini e lo 0,4% dell'order intake annuo. Si tratta comunque di un programma potenzialmente rilevante nel lungo termine.

Ci sono più potenzialità per Eurotech (-0,25% a 2,99 euro in Borsa). Ipotizzando che l'1% dell'ammontare sia destinato all'acquisto di elettronica e fosse acquisito da Eurotech, il progetto potrebbe valere circa il 7% del fatturato annuo, con un impatto sulla valutazione del 3-5%.

Tornando a Finmeccanica Deutsche Bank (hold e target a 10,50 euro) guarda anche ai conti che il gruppo rilascerà il prossimo 5 novembre. In particolare la banca tedesca stima una crescita dell'Ebita nel terzo trimestre del 36% a 280 milioni di euro, grazie all'incorporazione di DRS che dovrebbe mostrare da sola ricavi a 670 milioni di euro e un Ebita a 76 milioni.


Anche l'Ebit del gruppo dovrebbe salire del 32% a 246 milioni di euro, mentre il debito netto dovrebbe attestarsi a -4,925 miliardi di euro in aumento dai -2,7 miliardi del terzo trimestre 2008. "Ci aspettiamo che il management di Finmeccanica mantenga la guidance 2009 e 2010", si legge nella nota di Deutche Bank.

"Il focus sarà sull'order intake della società", precisano gli analisti della banca. In ogni caso, "trattando a 8,4 volte l'Ev/Ebit 2010 contro le 7,3 volte del comparto europeo della difesa, riteniamo che la valutazione di Finmeccanica non sia interessante e preferiamo altri player come Thales, buy, per la sua storia di ristrutturazione, e Bae Systems, buy, per la sua valutazione non cara".
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Inail: Civ, Governo dia vita a una cabina di regia con Inps e Inpdap

Aprire "immediatamente" il cantiere delle sinergie tra Inail, Inps e Inpdap. Ma occorre "una chiara manifestazione di volontà politica da parte del Governo", che chiami i tre istituti "a dar vita a una vera e propria cabina di regia nella quale i Piani industriali siano confrontati, armonizzati e finalizzati". Emerge dalle Linee di mandato strategico 2009-2010 del Civ Inail, guidato da Franco Lotito. Il Civ considera il quadriennio del suo mandato "come il tempo in cui intensificare l'impegno per giungere finalmente alla realizzazione del Polo salute e sicurezza", con Inail, Ispesl e Ipsema: un cantiere che può essere aperto da subito, già nell'attuale contesto normativo. Impensabile che non si ottengano i risparmi di gestione preventivati per il 2011, circa un miliardo: un esito negativo, infatti, trasferirebbe l'onere del mancato risparmio sulle spalle dei lavoratori attraverso un incremento del prelievo contributivo dello 0,09%.
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Ue, pil Italia -4,7% nel 2009

Pil 2009 a quota -4,7%, nel 2010 a +0,7%, nel 2011 (a politiche invariate) all'1,4%; deficit/Pil a quota 5,3% nel 2009 e nel 2010, al 5,1% nel 2011; debito in netta risalita a 114,6% nel 2009, a 116,7% nel 2010 e a 117,8% nel 2011.

Sono queste le nuove stime della Commissione europea per l'Italia. Dopo la crisi, la crescita sara' "moderata".

Settore auto in panne in scia a Bmw, anche Fiat perde il controllo


Settore auto in panne in Europa (-3,5% lo Stoxx) in scia a Bmw. A frenare le case automobilistiche del Vecchio Continente è il crollo del gruppo tedesco, che scivola del 6,58% a Francoforte, dopo la pubblicazione di risultati peggiori delle attese. La società ha infatti chiuso il terzo trimestre con un utile netto in ribasso del 74% a 78 milioni di euro e si aspetta per fine anno vendite in calo del 10-15%, nonostante una chiusura di esercizio attesa in utile.

I 78 milioni di euro di utile netto registrati nel trimestre sono leggermente al di sotto delle stime degli analisti, ma largamente inferiori ai 298 milioni di euro dello stesso periodo dell'anno scorso. I ricavi sono scesi del 6,6% a 11,8 miliardi di euro a fronte dei 12,6 miliardi del terzo trimestre del 2008.

Anche l'Ebit è arretrato dell'86% su base annuale attestandosi a 55 milioni rispetto ai 387 milioni dello stesso periodo del 2008. Così a Parigi Peugeot cede il 3,30% e Renault il 2,32%. Anche a Milano Fiat arretra dell'1,63% a 10,29 euro, in attesa domani della presentazione del piano di rilancio di Chrysler e nonostante le immatricolazioni in Italia a ottobre abbiano mostrato una crescita del 15,7% con Fiat Group Automobiles in salita del 15,1%.
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